Ayrton Senna

Sono già trascorsi vent’anni da quella domenica che ad Imola ha segnato la storia, seppur in modo tragico, della Formula 1 e di tutto l’automobilismo mondiale.


Era il 1° maggio, e sul circuito Romagnolo si stava disputando il famoso e insostituibile Gran Premio di S. Marino.


Me lo ricordo benissimo quel giorno, anche a distanza di tutti questi anni, potrei raccontarti ogni momento di quella maledetta domenica che ha segnato la storia dello sport.

Credo che ogni persona che ha vissuto quell’evento, si ricordi perfettamente di quel giorno, di cosa ha fatto e di ciò che è successo.


In quegli anni amavo particolarmente la Formula 1, non perdevo nemmeno un GP, e come per molti altri Senna era il mio mito, nonostante non guidasse “la rossa”, era impossibile non amarlo.


Insomma, la gara era cominciata da poco, e dopo soli 7 giri verso le 14:15, alla curva del Tamburello la macchina di Senna uscì di pista ad altissima velocità, per il cedimento del piantone dello sterzo.

In casa mia in quei momenti piombò un silenzio irreale, era lo stesso silenzio che credo c’era in molte altre case, come era irreale il silenzio che usciva dalla TV, gli spalti silenziosi, i telecronisti che non sapevano cosa dire.


Le emozioni di quei momenti sono indescrivibili, era un misto tra una cosa che sai benissimo essere reale, e un qualcosa che stenti a credere, o che non vuoi credere.


E’ proprio vero che quando vivi una qualsiasi esperienza, e le emozioni sono a mille, tu di quell’esperienza non te ne scordi più, rimane incisa nella tua mente in modo indelebile.


Le notizie anche nelle ore successive erano frammentarie, si sapeva e si capiva benissimo che ci stava lasciando un mito, ma nessuno voleva dirlo o voleva crederci, anche se tifavi per un altro pilota, lui era comunque inarrivabile come carisma.


Quello che lo contraddistingueva era il suo talento innato, un talento al servizio di tutti, già perché non si accontentava mai, era convinto che quel talento dovesse essere condiviso.


Sapeva di avere questo grande dono, e non voleva tenerlo per se, come se si sentisse in debito verso gli altri per tutto ciò che la vita gli aveva donato, e agli altri a modo suo si donava senza risparmiarsi.

Una sua frase ricorrente era questa:


“Non esiste curva dove non si possa sorpassare”

 

Credo che ogni persona debba andare alla ricerca del proprio dono, del proprio talento, qualsiasi esso sia, e a modo suo metterlo a disposizione degli altri.


Qualsiasi sia il Tuo talento, credo tu debba, anzi, tu hai il "dovere" di coltivarlo, perché non basta avere il talento, poi va affinato, allenato, altrimenti di quel dono non te ne fai nulla, e alla fine ti sentiresti di aver sprecato qualcosa.


Se non riesci da solo cerca qualcuno, un Coach ad esempio, che ti aiuti a sviluppare e ad accrescere quelle Tue caratteristiche naturali che ti contraddistinguono, in quanto è il più bel regalo che ti puoi fare.


Ti ho detto che Senna aveva un grande dono o talento, ma questo non bastava, lui lo sapeva e lo allenava, era un perfezionista, durante i GP passava le notti con i meccanici, si sporcava le mani con loro, e loro lo adoravano per questo.


In altre parole, se ancora non lo conosci cerca il Tuo talento, tutti ne abbiamo almeno uno, allenalo al massimo e mettilo a disposizione degli altri senza risparmiarti.


Poi chissà, forse un giorno, anche per te scriveranno canzoni come quella, tanto intensa e struggente, che un altro mito, grande appassionato di automobilismo, Lucio Dalla ha scritto in onore del grande Ayrton Senna:

O forse no, magari non scriveranno canzoni, ma non fa nulla, la cosa certa è che sarai sicuro di aver vissuto.


A presto


Claudio Gilberti

 

 


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Commenti: 2
  • #1

    Roberto (giovedì, 01 maggio 2014 10:35)

    Grazie Claudio,come sempre articolo molto interessante e di GRANDE effetto, considerando poi il soggetto! Ti abbraccio

  • #2

    Claudio Gilberti (giovedì, 01 maggio 2014 12:21)

    Ciao Roberto,
    grazie per il commento.
    Lui era veramente un grande, sia in pista come pilota, che fuori pista come "uomo".
    Un abbraccio